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giovedì 17 marzo 2016





















Zara has angered - not least - the web. His Ungendered line, born with the intention to address the trend to no longer recognize sex as necessarily male or female, has condemned the Spanish company of low-cost clothing to a very heated debate on how the operation has proved, in fact, deeply sexist - and how she could not even hide it too well.
Were mainly women and those who support gender equality to inferocirsi: that misstep did Zara? What announced, instead of respect for every kind of sexuality? We give you a taste: 1) That all, in the end comes down to two male) sex that one physicality, masculine, you can 3) Which is easier to deny every personality, rather than accept many different. You want to see how this possible only through a (few) clothes? Then read this post!
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Let's start from the beginning. Every so companies embark on initiatives by the sense innovative and "modern", trying to take charge of what is changing the world. Every so often they succeed, appearing as promoters of struggles and social ideals or humanitarian operations. Every so often, however, they lack ugly their goal.
It would seem that Zara belongs to the latter category - for some weeks now. The theme is the end of the idea of ​​binary sexuality (which binds to a belonging to the category of male or female) and a willingness to turn to a "general fludio" through a line of clothing that contains leaders are not attributable to the two traditional genders.
Even before the expected discussion of this intention - ie the division between those who find that there is a force in not separate more men and women and those who endorse the idea of ​​seeing sexuality as rich in nuances and possibilities - Zara sparked controversy around the fact that the move proved to be inconsistent and sexist.
What happened? Ungendered (from the unmistakable name) instead of representing an innovation in the context of the dignity of all sexes, as he intended to be, seems to want to accept a single gender (masculine) and, instead of promoting a plurality of identity ... would seem to eliminate them (almost) all .
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We speak of a style collection "boyfriend clothes" (which, however, is not new even within the purely fashionable): you have to mind the imagery, typically male, so a girl is sexy when wearing the shirt of "own man ", the morning after a night of fire? Or when, always men, were crazy for advertising Intimissimi Irina him wearing the boxer - instead of the slip of the women's collection? Here, it appears that little Zara, at the end of the fair, will be moved by this.
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Sweaters & Sweatshirts, ripped jeans and straight, not waisted shirts and monochrome. The whole, slightly oversized. Nothing to indicate, in short, a different sexuality from that typically male. "Unisex", it was said in the '90s, and it is this: instead of taking away the sense of "gender" - Ungendered as the name suggests - the collection means and refers to a single genre: the male.
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The models, in fact, appear androgynous and "masculine", but the models might seem to pose for any traditional clothing line, for example.

 

 

Another thing that did enrage the web - which has quickly filled with controversial tweet, critical articles etc. - It is that the line appears, on the site, as the voice of macrocategory TRF, youthful line, undemanding ... and 100% made up of women's clothes.
Simply put, Ungendered is a Women line. "Small" incoherence, of course, has not gone unnoticed.

 

 

 

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It would seem, in fact, that the requirement of a fashion which is not present as necessarily addressed to one of the two sexes has been misinterpreted by the Spanish giant: Zara has the thought of wanting to fill that "gap" by offering something that was trying to not have character - except that, as already mentioned, only reminds male characters.
In two words, rather than eliminate all differences and uniqueness - how did you choose to do with Zara Ungendered - the idea should be to embody and take charge of the promotion of the plurality of all identity: the only thing you would like to eliminate, following this idea, are the labels.
Fonts, colors, lines, patterns and shapes that adapt to any body are the winning elements of a line of this type.

 

 

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The goal (like it or not, you either agree or disagree), however, was centered. We refer to Louis Vuitton and the countryside with Jason Smith - the son of Will Smith by very innovative and creative style that, for years now, has elaborated outfits and combinations of garments that do not belong to one or another kind (wearing skirts overlapping with other leaders for years, for example).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Zara ha fatto arrabbiare – non poco – il web. La sua linea Ungendered, nata con l’intenzione di assecondare la tendenza a non riconoscere più il sesso come necessariamente maschio o femmina, ha condannato l’azienda spagnola di abbigliamento low cost ad una polemica molto accesa su come l’operazione si sia rivelata, in realtà, profondamente sessista – e su come non sia riuscita a nasconderlo nemmeno troppo bene.

Sono state soprattutto le donne e chi sostiene la parità di genere ad inferocirsi: che passo falso ha fatto Zara? Cosa ha comunicato, al posto del rispetto verso ogni tipo di sessualità? Vi diamo un assaggio: 1) Che tutto, alla fine si riconduce al sesso maschile 2) che una sola fisicità, mascolina, è possibile 3) Che è più facile negare ogni personalità, piuttosto che accettarne tante diverse. Volete vedere come sia possibile tutto ciò solo attraverso a (pochi) vestiti? Allora leggete il post!

 

 

Partiamo dall’inizio. Ogni tanto le aziende si lanciano in iniziative dal senso innovativo e “moderno”, cercando di farsi carico di ciò che sta cambiando il mondo. Ogni tanto ci riescono, apparendo come promotori di lotte e ideali sociali od operazioni umanitarie. Ogni tanto, invece, mancano di brutto il loro obiettivo.

Sembrerebbe che Zara appartenga a quest’ultima categoria – da qualche settimana a questa parte. Il tema è la fine dell’idea della sessualità binaria (che vincola a un’appartenenza alla categoria di maschio o di femmina) e la volontà di rivolgersi ad un “genere fludio” attraverso una linea di abbigliamento che contenga capi non legati ad uno dei due sessi tradizionali.

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Prima ancora della prevedibile discussione relativa a questa intenzione – ovvero la divisione tra chi trova che ci sia una forzatura nel non separare più uomini e donne e chi invece approva l’idea di vedere la sessualità come ricca di sfumature e possibilità – Zara ha scatenato polemiche intorno al fatto che la mossa sia risultata incoerente e maschilista.

Cosa è successo? Ungendered (dal nome inequivocabile) invece di rappresentare un’innovazione nell’ambito della dignità di tutti i sessi, come intendeva essere, sembra voler accettare un unico genere (maschile) e, anziché promuovere una pluralità di identità…parrebbe eliminarle (quasi) tutte.

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Parliamo infatti di una collezione dallo stile “boyfriend clothes” (cosa che, peraltro non è nuova nemmeno nell’ambito puramente modaiolo): avete in mente l’immaginario, tipicamente maschile, per cui una ragazza è sexy quando indossa la camicia del “proprio uomo”, la mattina dopo una notte di fuoco? O quando, sempre gli uomini, erano impazziti per la pubblicità di Intimissimi con Irina con indosso i boxer di lui – invece che gli slip della collezione femminile? Ecco, non sembrerebbe che Zara, alla fine della fiera, si sia mossa da questo.

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Felpe con e senza cappuccio, jeans strappati e dritti, magliette non sciancrate e monocolore. Il tutto, leggermente oversize. Nulla che indichi, insomma, una sessualità diversa da quella tipicamente maschile. “Unisex”, si diceva negli anni ’90, e di questo si tratta: invece di togliere il senso di “genere” – come il nome Ungendered suggeriva – la collezione indica e fa riferimento ad un unico genere: quello maschile.

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Le modelle, infatti, appaiono androgine e “mascoline”, ma i modelli potrebbero sembrare posare per una qualsiasi linea di abbigliamento tradizionale, per esempio.

 

Un’altra cosa che ha fatto imbestialire il web – il quale si è rapidamente riempito di tweet polemici, articoli critici ecc. – è che la linea appaia, sul sito, come voce della macrocategoria TRF, linea giovanile, poco impegnativa…e al 100% costituita da abiti femminili.

In poche parole, Ungendered è una linea da donna. “Piccola” incoerenza che, naturalmente, non è passata inosservata.

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Ultima nota dolente della collezione “saccagnata” è il fatto di essere totalmente anonima. Più basic del basic, ogni capo proposto è pensato per non trasmettere carattere o personalità: il tentativo sembra quello di apparire “neutri”.

E non c’è idea più grossolana della sessualità e del genere fluido di quella che pensa che si tratti di una negazione della sessualità – oltre che della personalità e dell’identità. Cercare di rivolgersi ad un pubblico “neutro”, asessuato e impersonale non può che rivelarsi controproducente.

Con l’abbigliamento, infatti, uomini, donne e soprattutto transgender intendono affermare la propria personalità – qualunque essa sia – e non negarla.

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Sembrerebbe, infatti, che l’esigenza di una moda che non si presenti come necessariamente indirizzata per uno dei due sessi sia stata mal interpretata dal colosso spagnolo: Zara ha come pensato di voler colmare quel “vuoto” proponendo qualcosa che cercasse di non avere carattere – se non fosse che, come già detto, ricorda solo caratteri maschili.

In due parole, invece che eliminare ogni differenza e unicità – come ha scelto di fare Zara con Ungendered – l’idea dovrebbe essere quella di incarnare e farsi carico della promozione della pluralità di ogni identità: l’unica cosa che si vorrebbe eliminare, seguendo questa idea, sono le etichette.

Caratteri, colori, linee, modelli e forme che si adattino a qualunque corpo sono gli elementi vincenti di una linea di questo tipo.

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E se state pensando “sì ok, tutto bello, ma come si potrebbe fare altrimenti”? C’è da ammettere che, qualcuno, un tentativo simile, l’ha fatto – paradossalmente attirando meno l’attenzione, ma riuscendo meglio nell’intento. Trattandosi di un brand i lusso, infatti, l’impatto sulla cultura pop è stato meno forte, essendo meno influente di Zara sulla vita quotidiana di chiunque.

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L’obiettivo (che piaccia o meno, che si sia d’accordo o meno), però, è stato centrato. Ci riferiamo a Louis Vuitton e alla campagna con Jason Smith – il figlio di Will Smith dallo stile decisamente innovativo e creativo che, da anni ormai, ha elaborato outfit e combinazioni di capi che non devono appartenere ad uno o ad un altro genere (indossa gonne sovrapposte ad altri capi ormai da anni, per fare un esempio).


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